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INFORMATION TECHNOLOGY “IN VERDE”

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Di Maria Cristina Cattoni

Will we look into the eyes
of our children and confess
that we had the opportunity,
but lacked the courage?
That we had the technology,
but lacked the vision?

La rapida crescita delle infrastrutture per le telecomunicazioni e dei data center sta causando un forte incremento nella richiesta di energia, spesso soddisfatta da fonti inquinanti come il carbone.

I dati diffusi da Greenpeace evidenziano come l’energia usata per i data center di operatori come Facebook, Apple, Microsoft, IBM e altri, già oggi costituisce il 2% della domanda totale di energia elettrica negli USA, con una prospettiva di incremento annuo del 12% o più nel prossimo futuro.

La classifica “Cool IT”

L’elevato fabbisogno energetico delle imprese di telecomunicazione ha spinto Greenpeace a stilare una classifica annuale delle maggiori imprese operanti nel settore, in base al loro impegno nei confronti dell’ambiente.

Perché l’industria IT è per sua natura innovatrice e, come ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare e lavorare, ha la possibilità di guidare il processo di risparmio energetico per evitare lo stravolgimento climatico del Pianeta.

Arrivata alla quinta edizione, la classifica “Cool IT” di Greenpeace è basata sulla valutazione di 3 parametri:

  • Politiche di approvvigionamento energetico e di efficienza;
  • Disponibilità ad assumere impegni e sviluppare soluzioni per ridurre l’impronta energetica;
  • Impegno nella promozione delle fonti pulite

Google si colloca al primo posto della classifica di quest’anno, con 53 punti su 100, con il merito di aver attivamente partecipato al dibattito pubblico a favore delle energie rinnovabili negli Stati Uniti e soprattutto in Europa: in particolare ha appoggiato l’obiettivo di riduzione del 30% delle emissioni nell’Unione Europea (come ha fatto anche Vodafone). Ha anche innalzato il suo impiego di energie rinnovabili dal 25% al 35% e sta compiendo notevoli investimenti nel campo della produzione delle stesse.

Al secondo posto della classifica si trova Cisco, mentre Ericsson and Fujitsu sono a parimerito terze.

Tra le 21 imprese considerate, Oracle si posiziona ultima con un punteggio di 10 su 100. Sembra aver compreso il valore agli occhi dei consumatori delle scelte a favore delle energie rinnovabili, ma il suo impegno in questo campo è stato piuttosto limitato.

Apple e Facebook non sono state inserite nella classifica: nonostante gli elevati profitti e la disponibilità di fondi da investire nell’ambito delle energie “pulite” non avevano mostrato nessun importante proponimento per incidere sulle scelte energetiche mondiali.

Dopo la campagna di Greenpeace “Unfriend Coal”, Facebook ha cambiato radicalmente le sue politiche impegnandosi in difesa del clima e per questo il colosso dei social network verrà incluso nella prossima edizione di “Cool IT”.

Energy [R]evolution

Sulla base di un progetto messo a punto da Greenpeace e dall’EREC (European Renewable Energy Council) nel 2010, infatti, è ancora possibile invertire la rotta: con l’impegno dei governi e delle imprese (soprattutto quelle attive nell’Information Technology) si potrà arrivare a coprire il 95% del fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili entro il 2050. E l’investimento sulle energie rinnovabili genererà nuovi posti di lavoro, considerando che nel 2009 erano già impiegate in questo settore circa 1,9 milioni di persone in tutto il mondo.

Come?

Tramite la collaborazione internazionale ma soprattutto con l’impegno dei cittadini e delle imprese. Lo sviluppo tecnologico, per esempio, fornisce macchinari ed elettrodomestici sempre più efficienti, ma anche strumenti per la misurazione in tempo reale dei nostri consumi energetici: il comportamento dei consumatori è importante, anche per influenzare le scelte imprenditoriali e governative.

Nel progetto vengono sottolineati dati importanti, come lo spreco di energia. Alcuni esempi:

  • solo il 25%-35% del potenziale energetico del carburante viene utilizzato dalle automobili, il restante 75%-65% viene sprecato
  • su 100 unità di energia elettrica prodotta, solo 22 vengono effettivamente utilizzate dal consumatore finale: il resto si perde per le caratteristiche degli impianti di produzione e distribuzione ma anche per un uso inefficiente dell’energia nelle nostre case

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(Energy [R]evolution Report 2010)

  • perché l’uranio presente in natura venga utilizzato negli impianti di energia nucleare, deve essere sottoposto ad un processo di arricchimento: al termine del processo l’80% della quantità iniziale di uranio diventa scarto di produzione

Per saperne di più, visita il sito Energy BluePrint e leggi il report  Energy [R]evolution 2010.

E per conoscere i dettagli della classifica “Cool IT” clicca qui!

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