GENTILEZZA E FIDUCIA NEGLI ALTRI

A cura di Giacomo Papasidero

Abbiamo detto che la gentilezza è una delle forme che prende l’amore e che è apertura, e dipende anche da una visione positiva nei confronti degli altri. La fiducia diventa così un tassello indispensabile se vogliamo davvero essere gentili con gli altri. E se vogliamo essere felici.
Fidarsi degli altri, però, non significa essere ingenui o subire i loro comportamenti. La prima cosa che dobbiamo fare è distinguere la fiducia dalla delega. Mentre di solito pensiamo di fidarci delle persone che ci sono vicine, quasi sempre ci limitiamo a delegare loro qualcosa.

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Mentre la fiducia significa che noi crediamo in quella persona, crediamo che possa amare, che possa tirare fuori il meglio di sé, che possa diventare la migliore versione possibile di sé, crescendo ogni giorno, la delega significa che noi affidiamo a questa persona un compito che deve portare a termine al posto nostro.
Così deleghiamo agli altri la nostra felicità, e ci aspettiamo che il nostro partner, ad esempio, ci renda felici. Oppure deleghiamo ai nostri amici la nostra allegria, e ci aspettiamo che ci facciano stare bene. Possiamo delegare ad altri la nostra sicurezza, la fiducia in noi stessi o la nostra autostima, addirittura la voglia di vivere.

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Quando parliamo di delega, ci riferiamo sempre ai comportamenti. Se pensiamo di fidarci degli altri per quello che dicono o fanno, allora non è fiducia ma delega, perché quello su cui ci basiamo, quello che a noi interessa, è ciò che loro possono fare per noi.
Una ragazza considera amici veri solo chi parteciperà al giorno del suo matrimonio. Sta delegando loro la sua gioia e decide che può “fidarsi” solo di chi ci sarà. Se un amico, una persona che davvero la ama, per un motivo qualsiasi non riuscisse a essere presente alla cerimonia?
Quando deleghiamo agli altri qualcosa, finiamo per rimanere delusi se loro non fanno quello che ci aspettiamo, se non lo fanno come lo desideriamo. Così non basterà che questi amici siano presenti, ma dovranno essere allegri, partecipare in un certo modo e comportarsi “come si comporta un amico”.

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Il punto chiave è che questa finta fiducia, che in realtà è una delega di ciò che desideriamo, si basa solo sui comportamenti degli altri (ciò che più facilmente possiamo vedere) e non ha nulla a che fare con l’amore, perché è egoista. Pensiamo di fidarci, ma diamo questa presunta fiducia nella misura in cui gli altri fanno quello che vogliamo noi.
Al centro ci siamo solo noi, i nostri desideri, le nostre pretese. Non c’è fiducia nell’altra persona, ma solo la richiesta che si comporti come pensiamo meglio, che ci dia quello che le chiediamo. E se non lo fa, o non come preferiremmo, smettiamo di “fidarci”.

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Abbiamo parlato di amore incondizionato: la fiducia non può essere, trattandosi di una forma dell’amore come la gentilezza, data sotto condizione. Non ha senso dire che ci fidiamo di qualcuno “solo se” farà questo o quello o ci dimostrerà qualcosa. Questo non è amore, è baratto, a volte un vero e proprio ricatto.
La fiducia nasce quando crediamo negli altri, in ciò che possono essere (futuro) più che in ciò che hanno fatto finora (passato). Come detto non è ingenuità. Ad esempio possiamo fidarci del nostro cane. Ma non lasceremo un cancello aperto che da sulla strada. Non perché il nostro amico non sia affidabile, ma perché ha i suoi limiti e se vedesse un gatto, o un altro cane, potrebbe uscire dal cancello, anche se gli abbiamo insegnato a non farlo.

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Fidarsi degli altri significa che crediamo che possano migliorare, cambiare, non ripetere gli stessi errori, essere più gentili di quanto non lo siano oggi, più allegri, più presenti quando ne abbiamo bisogno. Significa credere che domani potranno essere migliori di oggi, a dispetto di ogni errore o problema. E questo senza pretendere che lo siano, senza dimenticarci che magari hanno paura, come noi, hanno dei limiti, come noi, hanno schemi e esperienze passate, come noi, per cui non riescono.
La fiducia è espressa bene dal modo in cui ogni mamma guarda il proprio figlio imparare a camminare. Anche cadesse mille volte, lei sa per certo che può farlo e che ci riuscirà. Avrà bisogno di tempo, di pazienza, di supporto. Ma ce la farà, perché può, anche se finora non ha mai camminato. Lei non si fida di quel che il figlio fa o sa fare, ma di ciò che può essere e diventare.

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Ci fideremo davvero degli altri quando inizieremo a pensare allo stesso modo di loro, a credere che possano farcela anche senza nessuna prova (esperienza passata!) che lo dimostri. Ci fideremo davvero degli altri quando capiremo che ognuno ha il potere di essere il miglior se stesso possibile, ma anche i limiti e le paure che potrebbero lasciare questo potenziale sempre inespresso e nascosto.
La fiducia che daremo potrà essere determinante nella vita degli altri, una delle più meravigliose forme di gentilezza che potremo offrire. Osservarli, credere in loro, comprendere i limiti agendo quindi con prudenza, ma senza mai smettere di pensare che possono farcela. Questa è fiducia, e non dipende da cosa fanno loro o da cose ne ricaviamo noi: è incondizionata, come l’amore, come la gentilezza, come la felicità.

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