….E SE IL MONDO CROLLASSE SOTTO IL PESO DEI 7 MILIARDI?

Tutto nasce da una domanda semplicissima:”Per risolvere l’equazione della sostenibilità non basterebbe ridurre la dimensione del denominatore fino a ritrovare un’impronta ecologica corretta?”

I geopolitici conservatori propugnano questa soluzione.

in un rapporto del 10 diecmbre 1974 intitolato “incidenze della crescita della popolazione mondiale sulla sicurezza degli stati Uniti e i suoi interessi all’estero”, Henry Kissinger scriveva: ” per perpetuare l’egemonia americana nel mondo e assicurare agli americani un libero accesso ai minerali strategici in tutto il pianeta è necessario contenere o adirittura ridurre la popolazione di 13 paesi del Terzo Mondo (India, Bangadlesh, Nigeria,…).

(…) per raggiungere questo obiettivo, era necessario far accettare i metodi di controllo delle nascite da parte dei leader del Terzo Mondo, attraverso una pressione politica (stando attenti però a evitare che questa pressione apparisse come “una forma di imperialismo economico o razziale!”. E se questo piano si fosse rivelato inefficace, sarebbe stato necessario ricorrere a metodi coercitivi.

Già negli anni cinquanta un autore americano, William Vogt, affermava  la necessità di una drastica  diminuzione della popolazione: “Una guerra battereologica su grande scala sarebbe un mezzo efficace, se condotta energeticamente, per restituire alla terra le sue foreste e i suoi pascoli.”

Quanti saremo nel 2050 data  simbolica (e arbitraria) dell’ora della verità, quando si cumuleranno gli effetti del cambiamento climatico, della fine del petrolio (nonchè delle risorse alieutiche) e delle crisi economiche e finanziarie prevedibili?

Forse 9 o forse 15 milardi ma forse anche molti di meno se la sterilità della specie, sotto l’effetto delle sostanze reprotossiche, continua ad aumentare e l’umanità si avvia verso l’estinzione? Difficili essere profeti.

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(…)  tutti questi approcci aggirano il problema fondamentale, che sta nella logica della dismisura del nostro sistema economico.Una volta soppressa questa dismisura, e realizzato l’indispensabile cambiamento di paradigma,  la questione demografica può essere affrontata più serenamente.

I limiti sono elastici. Il sovraconsumo di carne dei ricchi, fonte di numerosi problemi sanitari ed ecologici, rende necessario destinare il 33% delle terre coltivabili (oltre al 30% delle superfici emerse costituito da pascoli naturali) alla coltivazione di foraggi.

Una riduzione relativa dell’allevamento, con conseguente miglior trattamento del bestiame, permeterebbe al tempo stesso di nutrire una popolazione più numerosa in modo più sano e di ridurre le emissioni di biossido di carbonio.

Si può dunque concordare con Jean-Pierre Tetrais: “Il problema che si pone non è quello di interrogarsi sull’aspetto matematico delle variazioni della specie umana, che in questo secolo dovrà necessariamente arrivare a una stabilizzazione della popolazione. La questione come scrive Frans de Waal “è di capire non tanto se saremo o meno capaci di gestire la sovrappopolazione, quanto se sapremo ripartire le risorse con onesta ed equità“.

(Serge Latouche dal libro “Breve trattato sulla decrescita serena”)

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